Sulla Luna – Paesaggi lunari nella letteratura

Viaggiare oltre i confini della Terra, e ancor di più raggiungere la luna, è sempre stato un grande sogno dell’uomo.
Tanto che quando nel 1969 Niel Armstrong compie per primo l’impresa è così incredibile che c’è chi stenta a credervi e piuttosto crede ad un complotto dei servizi segreti americani ai danni della Russia.
Ma la tradizione letteraria che vede l’uomo sulla luna è di molto precedente.
Nel 1901 H.G. Wells (celeberrimo per “la guerra dei mondi”) fa arrivare l’uomo sulla luna – in “i primi uomini sulla luna” – grazie ad un materiale antigravitazionale e già poco tempo prima, nel 1865, ci arrivano i protagonisti di “dalla Terra alla luna” di Jules Verne all’interno di un proiettile sparato da un enorme cannone.
Questi ultimi però, sfortunati, non riescono a scendere sulla superfice lunare a causa di una deviazione di traiettoria causata da un meteorite.

Non si pensi però che il viaggio sulla luna abbia interessato solamente nell’epoca moderna.
Era il 1786 e la figura storica del barone di Münchhausen veniva trasportata all’interno del romanzo di Gottfried August Bürger. Il barone, famoso per raccontare assurde storie di cui è sempre protagonista, in questo romanzo è in grado addirittura di arrivare sulla luna a bordo di una comune nave, trasportato da un uragano.

Abbiamo viaggiato per sei settimane sopra le nuvole, quando abbiamo avvistato una grande terra, rotonda e brillante, insieme un’isola splendente. Entravamo in un porto comodo, andavamo sulla costa e trovavamo la terra abitata. Sotto di noi vedevamo un’altra Terra con città, alberi, monti, fiumi, laghi ecc. che, come noi credevamo, era la Terra che avevamo lasciato.[…] Tutto in questo mondo è enormemente grande; una semplice mosca per esempio non è più piccola di una nostra pecora.

Gottfried August Bürger, Feldzüge und lustige Abenteuer des Freiherrn von Münchhausen, cap. XVI

Questa prima descrizione sommaria del paesaggio lunare, presentato come un’altra Terra ma dove tutto è enormemente grande ha un precedente. Tornando più indietro ancora nel tempo anche Ludovico Ariosto, nel suo lavoro più celebre ovvero l’“Orlando Furioso” (1532) inserisce un viaggio sulla luna.
E’ Astolfo qui che, per recuperare il senno di Orlando viene accompagnato lassù da San Giovanni evangelista. Ecco quel che vede:

Quivi ebbe Astolfo doppia maraviglia:
che quel paese appresso era sì grande,
il quale a un picciol tondo rassimiglia
a noi che miriam da queste bande;
e ch’aguzzar conviengli ambe le ciglia,
s’indi la terra e ‘l mar ch’intorno spande
discerner vuol; che non avendo luce,
l’imagin lor poco alta si conduce.

Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
sono là su, che non son qui tra noi;
altri piani, altre valli, altre montagne,
c’han le cittadi, hanno i castelli suoi,
con case de le quali mai le più magne
non vide il paladin prima né poi […]

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, XXXIV 71-72

E del tema non si curano solo letterati nel senso stretto, ne scrive infatti proprio attorno a questo periodo (1620-1630) Il celebre scienziato Johannes Kepler (Keplero), lo stesso che fece importanti osservazioni (tanto da diventar leggi scientifiche) riguardo il moto dei pianeti attorno al sole. Egli scrisse di un sogno, “Somnium Lunae” (ovvero “sogno della luna”), nel quale il protagonista, del tutto simile all’autore, viene portato sulla luna da un demone evocato dalla madre.

Ma tornando al nostro buon Bürger, c’è un’altro passo che mette in evidenza quanto antica sia la tradizione di questo viaggio fantastico.
Prendiamo quest’altro frammento:

il diciottesitmo giorno, appena passata l’isola di Otahiti, un uragano ha portato la nostra nave almeno mille miglia sulla superficie dell’acqua e l’ha tenuta per diverso tempo a questa altezza. Infine un vento leggero riempiva le nostre vele, e ora si procedeva ad una velocità sostenuta.

Gottfried August Bürger, Feldzüge und lustige Abenteuer des Freiherrn von Münchhausen, cap. XVI

Ma verso mezzogiorno, quando l’isola era scomparsa alla nostra vista, improvvisamente sopravvenne un tifone, il quale, fatta girare su se stessa la nave, e sollevata in aria per circa trecento stadi, non la lasciò più ricadere sul mare, ma un vento piombato sulle vele la portava, avendo gonfiato la tela, sospesa in alto, nell’aria.

Luciano di Samosata, Storia Vera, I 9

Simili eh? Il modello che ha ispirato Bürger, la “storia vera” di Luciano di Samosata, è molto più antico di qualsiasi altro che ho citato finora. Addirittura risale al II sec. d.C. E tuttavia nemmeno Luciano può essere considerato il modello originale poiché la sua opera non è che una parodia di un autore contemporaneo.
Il primato lo detiene Antonio Diogene, sempre nel II sec. con “Le incredibili meraviglie al di là di Tule” di cui però ci rimane solo uno stralcio lasciatoci da Fozio più tardi nel IX sec.

Altri ancora hanno scritto su questo tema come ad esempio Savinien Cyrano de Bergerac (in “L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna”) ed altri ancora che il poco tempo non mi ha permesso di trovare.
Trovo affascinante come un tema così tipicamente moderno come l’esplorazione extra-terrestre, in realtà non lo sia affatto e che abbia una tradizione così antica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: