Recensione – “Il cimitero di Praga”

“La nostra forza consisterà nel tenere continuamente l’operaio in uno stato di penuria e impotenza, perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà […]
Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili coll’aiuto dell’oro […]
Getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l’Europa.”


No, non sono le parole dei nostri rappresentanti politici all’ultimo G8 ma i contenuti di un fittizio documento ad opera di presunti ebrei cospiratori creato dal protagonista dell’ultimo romanzo di Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, di grande attualità nonostante sia ambientato più di un secolo fa.

Ho trovato personalmente questo romanzo di qualità inferiore rispetto ai lavori precedenti dell’autore, dal ritmo più lento e con una trama caotica (anche se questo caos è del tutto motivato).
Anche il finale, che negli altri romanzi di Eco è stato sempre accattivante e originale, sempre lasciando un ombra misteriosa è qui più debole.
Sinceramente, dopo il grande stupore che ho avuto nel terminare “Baudolino” o “Il pendolo di Focault” per esempio, mi aspettavo di più come termine di ques’ultima opera.
Bisogna tener presente però che mi riferisco qui ad un lavoro inferiore rispetto all’eccellenza delle altre opere di Eco e rimanendo comunque anche questo un romanzo di qualità eccellente:Eco merita a mio parere di essere considerato il più grande autore italiano (forse del mondo) di prosa vivente.

La forma del romanzo è quella del diario ma è particolare innanzitutto perché redatto da due persone (o personalità?) diverse, in secondo luogo per il contenuto: come ci tiene infatti a precisare l’autore stesso in una nota in fondo al testo

“Il solo personaggio inventato di questa storia è il protagonista, […] tutti gli altri personaggi[…] sono realmente esistiti e hanno fatto e detto le cose che fanno e dicono in questo romanzo.”

Il ché denota la vasta conoscenza storica dell’autore ma anche la stupefacente abilità narrativa che è in grado di creare una storia fittizia (un romanzo) a partire da fatti, persone e parole storicamente reali. Cosa differente da quel che fa qualche altro autore di romanzi di intrigo storico in cui i fatti storici sono appena accennati e fanno solo da sfondo. In questo romanzo la storia è la parte centrale e fondamentale della vicenda.

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